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24 giugno 2019

Un caffè al giorno

Ho letto alcuni post di battute, spesso volgari, nei confronti dei call center che a dire il vero... stressano parecchio con offerte per conto di vari operatori.
Molti leoni da tastiera, con la stessa cattiveria che distruggono il proprio divano per 24 ore di fila, si vantano di avere preso in giro il loro interlocutore.
Ma perché sfottere? Un semplice "no" non sarebbe sufficiente?



E mi venne in mente una telefonata:
"Buongiorno Alfons, sono Gisella..."
"Buongiorno Gisella, come stai? Hai cambiato numero?"

"Aspetti, lasci che mi presenti. Sono Gisella e la chiamo per conto di Sky. Abbiamo pensato a lei..."
"Oh, grazie di cuore. È molto carino da parte sua. Mi fa piacere essere nei pensieri di qualcuno".

"Hahaha, ma non in quel senso. Abbiamo pensato di offrirle il pacchetto intero a metà prezzo. Le costerà un caffè al giorno"
"Ci sto. Mi dica dove ci troviamo e ogni giorno le offrirò il caffè".

"Sei veramente simpatico ma io intendevo offrirle una programmazione televisiva. Ci pensi bene, non pagherà la metà"
"Grazie, ci ho pensato benissimo. È l'altra metà che dovrò pagare quella che mi preoccupa. Perché mi priva di un caffè al giorno che avremmo potuto prendere insieme. Invece lei vuole che lo spenda per dei pixel in TV.
Mi dispiace che non siamo in sintonia. Ci pensi bene e mi chiami per un caffè".

Beh, non mi ha più chiamato. Che delusione. È stata la relazione più breve della mia vita. Eppure io non l'avevo offesa.

Prima di rispondere male e farvi grandi dietro al telefono o dietro alla tastiera pensate che dall'altra parte c'è una persona come voi, fragile e sentimentale. Una persona che forse non vi avrebbe mai disturbato se non fosse obbligata dai suoi superiori. Una persona sottopagata per infastidirvi. Non le ferite ancora di più, dimostrate di avere un cuore e di essere educati invece di sfotterle. 

3 maggio 2019

Ve l'avevo detto

Coppia giovane con due bimbi, l'immagine della vita. Il piccolo in braccio alla mamma mentre la grande tiene la mano al papà.
Davanti alla porta il papà si ferma, legge l'orario e con tristezza afferma: "È chiusa".



Fu quella frase ad innescare la famosa reazione femminile che i vulcani cercano di imitare: "Te l'avevo detto di guardare su internet. Te l'avevo detto". 

Mi vennero in mente gli anni quando studiavo meccanica. Pensai alle prove da eseguire sui dettagli. E paragonai le parole ad un bullone appena fabbricato.


19 marzo 2019

La festa di chi?

Post in un gruppo su Facebook:

"Domani è la festa del papà.
Io ho 49 anni e non so cosa si prova ad essere papà"
E nei commenti rispondono i papà Pina, Anna, Rosa, Mina, Giulia, Carmela, Sara e...

...stanno ancora scrivendo.
Ecco, non so se mi spiego

20 febbraio 2019

Sono un italiano nero

Che ero diverso l’ho imparato stando in mezzo agli altri. Da solo a volte mi riusciva essere felice, tra le persone invece recitavo. Mi guardavano con la coda dell’occhio le prime volte che sentivano il mio cognome, quando la maestra o il medico faceva fatica a pronunciare tutte quelle consonanti vicine.

Quando leggendo la città in cui ero nato, sorridendomi mi dicevano “Ma allora sei italianissimo”, “Sei più italiano di me”. Come se attribuire  una cittadinanza occidentale fosse un complimento.

Come se dire davanti a tutti con il sorriso stampato in volto che non ero un africano, perchè per loro l’Africa era un paese, mi rendesse più normale e forse anche più giusto ed educato.

Dimenticavano mentre provavano  ad essere simpatici e amichevoli  che l’educazione non me l’aveva insegnata l’Italia, ma i miei genitori e  che non spettava a loro dirmi chi fossi. In me non vedevano un essere umano, ma un nero.

“Come sono i tuoi amici?”, “Che lingua parlate in casa?”, “L’Italia è un paese razzista?” mi chiedevano dietro i loro occhiali spessi.  
Un’idea di me stesso a quell’eta non l’avevo ancora e avrei voluto  trovare la forza di non voler per forza farmi accettare.  
Capire che potevo esistere anche senza il consenso del prossimo.  Avere il coraggio di reggere la solitudine e urlare in faccia a questo paese che anche io non lo volevo che il sentimento era reciproco. Lo spirito fascista italiano quando mio padre si  lamentava della sua condizione  ribadiva che doveva essere contento di quello che aveva che doveva stare al suo posto  senza il  diritto di pretendere. “Sei fortunato” avrebbero voluto urlargli in faccia quando mangiava  nei loro ristoranti e cercava posto sui loro bus.  Evitato ogni sguardo come una difesa spontanea e in quei momenti non sapevo più cosa dirmi e credo che lasciarsi andare così mi abbia portato a scomparire.

Tratto da - Non ho mai avuto la mia età (Antonio Dikele Distefano)

4 novembre 2018

Voglio una vita non pixelizzata



 
“Più divento famosa, più allungo il mio orario di lavoro e più il numero di studenti che partecipano alle mie attività diminuisce”, spiega Turkle durante uno degli incontri dell’Aspen ideas festival, organizzato dall’istituto Aspen insieme a The Atlantic.

20 settembre 2018

La mia mancanza di pietà

Gesù raccontò la parabola del servo che fu perdonato per il suo grande debito. Quest’uomo trovò grazia nel suo maestro, ma prese tutto per scontato. Immediatamente dopo che fu perdonato uscì e andò a strangolare un uomo che gli doveva una piccola ed insignificante somma di denaro, chiedendogli: “Dammi ciò che è mio, adesso!” Quando il debitore chiese all’uomo di avere pietà di lui, egli si rifiuto e fece rinchiudere in prigione il debitore.
Perché quest’uomo fu così severo?

5 settembre 2018

Messaggi cosmici

Il 5 settembre 1977 gli USA lanciarono la navicella spaziale "Voyager 1" progettata per l'esplorazione dello spazio. Contiene un disco d'oro su cui è inciso il meglio dello scibile umano e un messaggio per eventuali forme di vita intelligente.

Questo è il testo del messaggio, registrato da Jimmy Carter, allora presidente americano in carica:

Questa nave spaziale Voyager è stata costruita dagli Stati Uniti d'America. Siamo una comunità di 240 milioni di esseri umani tra oltre 4 miliardi di abitanti del pianeta Terra.

27 agosto 2018

Uomini e Donne

Per favore porti giù il cane? E la spazzatura.
E poi visto che scendi prendi anche l’insalata e tre cetrioli. Magari pure due carote.
Fai una cosa portati pure i bambini, così, intanto, faccio una doccia tranquilla.
 


Lui va. Fa tutto secondo le indicazioni. Non fiata. Non si oppone. Torna pure col sorriso tronfio di chi ha fatto tutto per bene.
Ma non li hai presi i limoni?
Non me lo avevi detto.
E che te lo dire? Non lo sai che sull’insalata ci va il limone?

16 agosto 2018

Amore, dobbiamo parlare

Apriti cielo, cosa avrò fatto? La frase "amore, dobbiamo parlare", piano piano sta prendendo le sembianze di una sentenza. Quando il nostro partner dice la fatidica frase ci si gela il sangue…
Subito si pensa di aver fatto qualcosa di sbagliato, di aver dimenticato un anniversario. E invece il partner magari ha solo bisogno di dire qualcosa, di cambiare l'aria alle tonsille oppure non è escluso che abbia stilato un pensiero. Alla fine pure il partner è dotato di neuroni.

15 agosto 2018

La società è fatta di ponti

In questo periodo in Italia si parla soltanto di ponti.
Ponte per il ferragosto, ponte Morandi, ponti tra paesi, ponti tra etnie, ponti tra persone ecc.
Perché "ponte" significa collegamento, unione, comunicazione e accettazione.
La società è fatta di ponti. Senza di essi non ci sarebbe alcuna società. Costruiamo ponti sociali per non rimanere isolati.


9 agosto 2018

Fumo negli occhi

Un critico d'arte, parlando della Biennale, ha scritto su un giornale di Venezia:
"La chiave del rinnovamento sta nel consentire all'ente di esprimere una visione del mondo propria, originale, che  promana da queste realtà europee interregionali entro cui opera, ribadendo la specificità della loro storia dove si esprime il massimo di radicamento nell'apertura alla universalità culturale. In questa prospettiva, i progetti speciali interdisciplinari potrebbero offrirsi come strumento per ricomporre la globalità dell'analisi culturale, in momenti di superamento della settorialità"

31 luglio 2018

+ T connetti, - 6 connesso

Shiyang He, un designer che lavora negli uffici di Pechino dell’agenzia pubblicitaria Ogilvy, ha creato una serie di annunci per il Center For Psychological Research di Shenyang che evidenziano gli effetti negativi che gli smartphone possono avere sui rapporti umani.

19 luglio 2018

Abbraccio

Una ricerca molto interessante condotta dalla Carnegie Mellon University e pubblicata su Psychological Science suggerisce che una cura a base di abbracci sarebbe molto utile contro stati influenzali e raffreddori.
E' sempre stato evidente che l'abbracio faccia bene a livello psicologico, aumenta l'autostima, scarica lo stress e provede a fare il pieno di fiducia gratis.